Il maestro della suspence è un avvocato penalista. Si chiama Gianluca Arrighi, classe 1972. Lo intervisto per Lettoriforty per apprezzare assieme a voi, più da vicino, un autore che riesce a dare concretezza a due passioni: la giustizia e la scrittura.

È più una scelta o una vocazione naturale scegliere di scrivere storie nere? 
Per quel che mi riguarda scrivere storie nere è stata una vocazione, così come lo è stata diventare un avvocato penalista.  

Lo scrittore Gianluca Arrighi, considerato uno dei maestri del thriller italiano

In quale momento della sua vita Gianluca Arrighi ha deciso: “ora faccio lo scrittore”? 
La passione per la scrittura c’è sempre stata, ma l’idea concreta di pubblicare un libro nacque quando, agli inizi della mia carriera di avvocato, conobbi una giornalista della Rai che aveva seguito per il Tg3 alcuni processi dei quali mi ero occupato e che curava, sempre per la Rai, una rubrica settimanale di libri.
All’epoca ero un giovane penalista, squattrinato e pieno di belle speranze. Ma ero anche sommerso da un’infinità di casi giudiziari, devo dire la maggior parte disperati, nei quali gli imputati erano spesso personaggi straordinari e rappresentativi della più varia umanità capitolina. Per questa ragione i “miei” processi erano molto seguiti dai media, soprattutto dalla cronaca di Roma.
Fu proprio quella giornalista della Rai a presentarmi un piccolo editore romano che mi chiese di scrivere alcune storie su fatti delittuosi, ispirandomi alla mia esperienza nelle aule di giustizia. L’idea mi piacque e così nacque “Crimina romana” che, al di là di ogni aspettativa, si rivelò un successo straordinario sbaragliando l’impari concorrenza dei colossi dell’editoria.

La scrittura al tempo del Covid. Quanto aiuta e quanto l’ostacola la pandemia?
Personalmente non mi ha ostacolato. Durante il lockdown, la scorsa primavera, ho scritto molto. Ho anche pubblicato sulle mie pagine social diverse novelle noir che i lettori hanno potuto laggere gratuitamente. È stato il mio modo per stare vicino alle persone, regalando qualche minuto di svago a tutti coloro che in quelle lunghe e infinite giornate erano costretti a rimanere in casa.   

Da dove nasce l’idea creativa dei suoi libri? 
Occupandomi quotidianamente di processi penali e relazionandomi ogni giorno con la commissione di delitti, posso affermare come la realtà criminale superi la più fervida fantasia. È quella la mia fonte di ispirazione. D’un tratto, senza che io l’abbia cercata, la storia entra nella mia mente già pronta per essere raccontata. Ogni romanzo è sempre collegato alla mia esperienza professionale nelle aule di tribunale.

C’è un personaggio reale che vive mille volte nelle sue storie?
Sono tanti, a partire da me stesso quando indosso la toga. Ma  ci sono anche tutti gli altri uomini di legge che incrocio nel mio lavoro:  pubblici ministeri, giudici, ufficiali di polizia giudiziaria e operatori del diritto.   

Di quali letture si nutre uno scrittore?
Ancora oggi i miei autori preferiti sono quelli che hanno iniziato ad accompagnarmi sin dall’adolescenza: Edgar Allan Poe, Raymond Chandler, James Hadley Chase, Ed McBain e Stephen King.

Tonia Limatola