Salvatore Luca d’Ascia è un chirurgo che si appassiona al dark side delle cose, con la capacità di raccontare fatti e misfatti dei territori senza voler narrare per forza vicende criminali, che pure sfiorano Castel Volturno, dove è ambientato il suo “Black Magic”, edito da Wojtek. Gli piace entrare dentro la cronaca, analizzare le questioni (e forse il fatto di essere medico lo aiuta nell’approccio scientifico) e in questo ultimo lavoro, si cimenta col colore nero: inteso come lato oscuro, ma anche come identità personale. I protagonisti sono neri. E non solo di pelle. 

Salvatore Luca d’Ascia, autore di “Black Magic”, edito da Wojtek

Come mai hai questa curiosità per il lato oscuro delle cose?

L’oscuro è negli occhi di chi osserva: cosa intendi per oscuro? Cosa intende il lettore medio, la persona media, lo scrittore medio? E poi ti riferisci alle cose, o alle persone, o agli ambienti? Beh, probabilmente intendi tutto ciò che è nero, o inquietante, o misterioso, ma secondo quale criterio? E per chi, poi, in quale tempo e contesto?
Vedi, in fondo la chiave è tutta lì, nella soggettività, e quindi ti dirò: oscuro è per me sinonimo di invisibile, letteralmente privo di luce, ciò che non si vede. E quindi la sfida, sia personale che narrativa, non è stata di narrare qualcosa di nero, di terribile e brutale, ma è stata invece di svelare proprio ciò che si nasconde dietro il visibile: generalmente una inaspettata poesia. 

Come nasce questo romanzo?

L’idea di Black Magic è sempre stata con me e sempre lo sarà: io dico che i topoi di uno scrittore, le sue ossessioni, i suoi desideri, le sue storie ed i suoi sogni, in fondo sono sempre gli stessi e torneranno sempre a tormentarlo. Volevo omaggiare il mio scrittore preferito, Josè Dònoso, un cileno, il cui libro più importante, L’osceno uccello della notte, leggo almeno una volta l’anno, anche se in effetti, non mi sono neppure avvicinato alla sua narrazione. Che potere! Del resto Donoso è stato sette anni in manicomio. Almeno. In ogni caso: nel senso strettamente editoriale la ricerca per il romanzo è iniziata 8 anni orsono, l’editing è iniziato, invece, un anno prima della pubblicazione: nel 2018. 

Qual è l’obiettivo?

Di cosa: della scrittura? O di Black Magic? In entrambi i casi è sopravvivere, cos’altro se no? Scrivere è per me come respirare, senza morirei, ma al tempo stesso l’obiettivo di un romanzo, che rimane un media per quanto catartico, è di intrattenere. Non informare, per quello ci sono altri canali, e nemmeno insegnare, per carità, ma intrattenere: intrattenere è già un buon risultato non trovi? Ah se poi riesci a fare letteratura…Ma non sta a me dirlo.